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testimonianze

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Nicola Zanardi

24.02.2009

Tecnologia, Rete e know how.

Dalla tecnologia come auto-generativa alla Rete come modello di condivisione di know-how. Alcuni spunti di riflessione sulla Responsabilità Sociale.

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B.Il ns. punto di partenza è interpretare la Rete in relazione alla Responsabilità Sociale d’impresa in virtù di quattro chiavi di lettura o modelli di interpretazione. La Rete in quanto canale di comunicazione, la rete come spazio di applicazione di buone pratiche (un esempio è il ns. progetto Caringbee), la Rete come ambiente di networking (in questo caso ci piace citare l’esempio di Zoes.it) e infine la Rete quale alternativa valida a soluzioni già concrete, che già danno forma a pratiche di RSI. Rispetto a questa premessa, quale credi sia il ruolo del web nei confronti della Responsabilità Sociale d’Impresa: un facilitatore oppure un vero e proprio motore di diffusione ed esercizio di CSR ?

N.Z.Partiamo da due presupposti. Primo: sarebbe interessante introdurre il concetto di Responsabilità Sociale tout court, provando a eliminare il riferimento alla sfera dell’azienda. Il punto è infatti, in quale modo un’organizzazione si rapporta rispetto alla sfera dell’individuo che vi lavora. Rivolgersi al singolo porta con sé un impatto sulle relazioni, sulla famiglia, sugli elementi tangibili e intangibili che lo circondano. In questo senso esperienze che raccontano di un recente passato (in alcuni casi ancora molto attuali) quali il CRAL, le cooperative del dopo lavoro erano e sono – dove ancora presenti – validi progetti di Responsabilità Sociale.

 

Da qui deriva il secondo presupposto. In questa fase trovo interessante parlare non tanto di Responsabilità Sociale d’Impresa quanto di Responsabilità Sociale delle Comunità. Oggi in effetti, in parallelo a quanto succede per i media, ci troviamo di fronte a una forte frammentazione del tessuto sociale e di conseguenza è in esercizio un modello fortemente parcellizzato dove il ruolo di aggregazione dell’azienda viene meno a favore di uno spazio più forte per i singoli in “rete” tra di loro.

 

Ora, il web è sicuramente un facilitatore (fermo restando un gap di alfabetizzazione informatica e/o di accesso alla Rete ancora esistente) di queste relazioni – e quindi di Responsabilità Sociale. Può diventare motore di esercizi responsabili nella misura in cui si coniuga con ciò che siamo soliti chiamare diritti indisponibili. Di che si tratta? Parliamo di diritto allo studio, diritto alla salute, diritto alla cura. Questi ambiti sono spazi di esercizio proprio della Responsabilità Sociale dove, per tornare alla comunità citata in precedenza, non sempre è l’impresa, l’azienda, il fulcro attorno al quale ruotano i singoli portatori d’interesse ma, come in alcune nazioni del Nord-Europa è il condominio. In quei contesti, una pratica come quella del car-sharing è organizzata appunto attorno allo spazio condominiale dove le auto sono alla pari degli spazi, proprietà comune. E’ evidente quindi che la domanda va spostata di livello: in quale misura la Rete diventa uno strumento (facilitatore e motore) al servizio della Responsabilità Sociale in un’ottica più allargata non dimenticando che queste tematiche sono un pilastro della governance di qualsiasi tipo di società.


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